frequently asked questions
tutto quello che avreste voluto sapere 
ma non avete mai osato chiedere

La pratica delle F.A.Q. è ormai una delle più diffuse nei siti web. Ed è anche una vera e propria innovazione stilistica nel campo della informazione. In poche righe e con un minimo sforzo si acquisiscono informazioni utili e veloci.

Noi useremo questo sistema per fornire risposta ai quesiti più comuni che riguardano l'apprendimento e l'uso dell'inglese. Perciò, ti invitiamo caldamente a consultare le F.A.Q., potrebbero contenere la risposta che hai sempre cercato e non hai mai trovato.

 

La grammatica inglese è facile ... è la pronuncia che è difficile.

 

Torna su Q.: La grammatica inglese è facile, vero?

A.: Se ci riferiamo solo alle strutture grammaticali di base (coniugazione dei verbi, numero e genere dei nomi, ecc.), allora possiamo dire che è vero. Quando però si approfondisce un po' la lingua, allora la grammatica diventa complessa come più o meno qualsiasi altra lingua. Per esempio, il sistema di coniugazione dei verbi è facile, il loro uso invece è piuttosto complicato. Infine, la difficoltà di una lingua straniera è relativa alla lingua madre di chi apprende: più sono affini le due lingue, più è facile usare la lingua straniera. Quindi possiamo dire che l'inglese è relativamente facile per un olandese, ma relativamente difficile per un cinese. Per un italiano, la grammatica di base non è poi molto difficile.

 

Torna su Q.: E' difficile la pronuncia dell'inglese?

A.: No. Almeno non più di altre lingue, anche se di nuovo dipende dalle affinità con la propria lingua madre.
Però qui bisogna chiarire cosa si intende per "pronuncia": se la intendiamo come la imitazione perfetta dei suoni e dell'intonazione della lingua, allora le cose sono sicuramente piuttosto complicate, specialmente per un italiano. Ma in realtà, per le esigenze ordinarie di comunicazione uno straniero non ha affatto bisogno di "sembrare" inglese quando parla (la stragrande maggioranza dei parlanti inglesi non madre-lingua ha un accento straniero più o meno marcato).
Esiste naturalmente un livello soglia, al di sotto del quale non è più possibile farsi capire: per un italiano, con un po' di impegno, non è particolarmente difficile pronunciare i suoni inglesi con un'accettabile approssimazione.
Il fatto poi di riuscire più o meno bene nella pronuncia e intonazione di una lingua straniera dipende dalle proprie capacità di imitazione: c'è chi ne è naturalmente più dotato e chi meno.

 

Torna su Q.: E' vero che è difficile capire gli inglesi quando parlano?

A.: Sì. Tuttavia, qui ci riferiamo non tanto agli inglesi, in quanto cittadini britannici, ma ai parlanti di lingua inglese in generale (native-speakers). Le difficoltà di comprensione dell'inglese parlato  sono di varia natura. In primo luogo perchè esistono diverse varietà di inglese: americano, irlandese, inglese (dell'Inghilterra), scozzese, sudafricano, canadese, australiano, ecc. A loro volta poi ciascun paese comprende varietà locali (come l'italiano d'altra parte), il che complica ulteriormente le cose. In secondo luogo, il modello intonativo della lingua (regolare e monotono) è molto diverso da quello italiano (melodico). Questo non contraddice quanto detto sopra circa la pronuncia del parlante straniero, perchè è relativamente facile per un inglese intuire la pronuncia straniera, mentre è difficile per uno straniero decodificare il modello intonativo e di pronuncia dell'inglese.

 

Torna su Q.: Quante persone parlano inglese nel mondo?

A.: Al riguardo non esistono dati certi, ma solo stime, infatti a seconda delle fonti e dei criteri adottati le cifre cambiano, anche sensibilmente. Stime abbastanza attendibili dicono che i native-speakers sono circa 400 milioni, mentre quelli che parlano inglese nel mondo (native speakers e non) sono intorno ai 1.400 milioni; quindi un saldo netto di un miliardo di persone. E' questo dato che fa capire la preminenza dell'inglese come lingua internazionale. Infatti, per esempio, lo spagnolo ha circa 260 milioni di parlanti nativi a fronte di circa 290 milioni di persone che lo parlano nel mondo, con una saldo di soli 30 milioni. Il cinese ha circa 1 miliardo di parlanti nativi e in tutto sono grossomodo 1 miliardo e 100 milioni le persone che lo parlano, con un saldo di 100 milioni.

 

Torna su Q.: Quando si può dire: "io parlo inglese"?

A.: Questione molto spinosa e agli effetti pratici del tutto irrisolta. Molto spesso capita di sentire affermazioni del tipo: "Io parlo inglese e francese"; oppure, "L'inglese l'ho studiato per sette anni ma non lo parlo", e si dà per scontato che l'affermazione indichi un dato di fatto. In realtà affermazioni del genere non hanno un valore di verità assoluta, perchè dipende moltissimo da chi la fa; in altre parole sono la nostra percezione personale o il nostro carattere o personalità che spesso ci fanno essere ottimisti o pessimisti rispetto alle nostre competenze linguistiche.
Da un punto di vista oggettivo, non c'è accordo fra i linguisti su quale sia la soglia oltre la quale sia lecito sostenere "Io parlo l'inglese" (o qualsiasi altra lingua). La definizione forse più onesta è questa: una lingua è definita da quelli che la parlano. Pertanto se gli altri parlanti ti riconoscono come membro della stessa comunità linguistica, puoi a tutti gli effetti sostenere "Io parlo ...".

 

Torna su Q.: A che età è meglio cominciare a studiare l'inglese?

A.: Forse più che "studiare" sarebbe meglio dire "imparare". Escludendo il caso piuttosto eccezionale di avere una persona (preferibilmente la madre) che parli l'inglese in famiglia, per cui allora l'età migliore per imparare una lingua è ... appena nati, sicuramente prima si comincia meglio è. I bambini, anche di 5 o 6 anni, sono ancora in una fase naturale di apprendimento linguistico, per cui sotto forma di gioco e di interazione con un adulto possono già acquisire dimestichezza con la pronuncia dei suoni e apprendere semplici vocabili.
Se invece si parla di studio formale della lingua straniera allora è meglio aspettare almeno gli undici anni. Però va detto subito che specialmente nell'età infantile ed evolutiva i ritmi di apprendimento linguistico sono estremamente personali, per cui vi sono bambini precoci e altri lenti, ed è perfettamente inutile forzare questi ritmi.